Rassegna

Precari al lavoro anche se malati. Il sociologo: “Attenti alle retribuzioni basse per i precari”

raffreddoreAl lavoro anche se piegati in due dalla febbre o dal mal di testa o squassati dalla bronchite.
Non si tratta di isolati stakanovisti ma di milioni di italiani: quelli che appartengono a categorie non protette: precari, stagionali,lavoratori ordinari, ma anche artigiani e liberi professionisti. Tutte persone che non si possono permettere l’assenza dal lavoro e la conseguente decurtazione della busta paga o della parcella, sempre che ce l’abbiano.

“Ci sono pazienti che vengono da noi con 39 di febbre e la tosse ma quando gli spieghiamo che debbono restare a casa 3 o 4 giorni e ci prepariamo a fare il certificato si tirano indietro, e chiedono di ridurre le giornate o addirittura di non farlo del tutto” denuncia Giacomo Milillo, segretario della Fnmg, federazione dei medici di famiglia, che parla di un fenomeno assai diffuso.

Quel patto di mutuo soccorso per la «classe creativa» è in rete

Sarah HorowitzUn'intervista con la studiosa e avvocato statunitense protagonista dell'esperienza di «Freelancers Union», un'organizzazione dei lavoratori «indipendenti» di New York. L'incontro e l'elaborazione di strategie di mutuo soccorso per resistere al «corporate business» nella Grande Mela.

La flessibilità buona non c'è lo dicono i dati del ministero

Il ministero del lavoro ha diffuso ieri i dati su «occupazione e forme di lavoro precario». Lo ha fatto mettendo insieme i dati Istat e quelli Inps, con il dichiarato obiettivo di «chiarire le dimensioni del fenomeno al fine di disegnare politiche di intervento adeguate». I dati dicono che la dimensione del lavoro a termine nel paese - considerando i dipendenti con contratto temporaneo, compresi interinali, stagionali, contratti di inserimento e a chiamata, oltre ai lavoratori con contratto co.co.co. e i prestatori d'opera occasionale - non è superiore a quella europea, pur se in crescita. Ma dicono, soprattutto, della difficoltà del passaggio tra lavoro temporaneo e lavoro permanente. Se dunque, come dice Damiano, si può parlare di «buona flessibilità» quando la permanenza nel lavoro a termine non è in termini di tempo troppo lunga, non si può certo dire che sia questo il caso italiano.

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