Chainworkers reader - Uno schema per leggere quello che si
Introduzione: perché un reader?
Quando abbiamo iniziato a mettere insieme tutto ciò che abbiamo pensato,
elaborato, fatto e disfatto in questi ultimi anni, ci siamo trovati di fronte a due
possibili strade: da un lato scrivere un singolo documento omnicomprensivo e
dall'altro selezionare ciò che di buono e sensato avevamo già prodotto. La
differenze è solo apparentemente nel regno della pigrizia, perché le due ipotesi
rappresentano anche un dilemma qualitativo.
La prima possibilità - quella di un testo unico - offre l'indubbio vantaggio
dell'organicità dell'esposizione, ma subisce il contrappasso di non dare voce al
meccanismo di elaborazione progressiva della pratica politica, prima ancora che
della teoria, che contraddistingue i processi sociali di cui sentiamo di essere stati
bene o male protagonisti. Viceversa la seconda possibilità - quella di una
collezione ragionata e commentata dei documenti più significativi che abbiamo
prodotto - rende merito alla dimensione più viva del dibattito e della crescita
collettiva, ma può trasformarsi in un boomerang di incomprensioni se non
articolato con attenzione.
Alla fine abbiamo cercato un compromesso tra i due approcci: da un lato nella
nostra storia abbiamo costantemente prodotto dei materiali a POSTERIORI
rispetto alle sperimentazioni che abbiamo portato avanti nel campo delle lotte
sociali, della comunicazione e dell'agitazione; dall'altro tutti questi materiali si
sono sempre fermati sulla soglia di quello che stavamo facendo, perché, se
anche pensiamo alle cose che facciamo, tendiamo a non teorizzare massimi
sistemi a PRIORI per poi vedere la realtà che ci prende a schiaffi.
La scelta di una collezione di scritti corredata da un'adeguata introduzione riesce
- beh, ce lo auguriamo – a tenere insieme un sufficiente livello di organicità del
discorso e una prospettiva sul meccanismo con il quale i nostri ragionamenti e le
nostre azioni si sono evoluti negli ultimi tre anni.
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